Anna Morandi Manzolini, nata Morandi, è un caso rarissimo di anatomista donna nel Settecento. Come interpretare oggi i suoi modelli anatomici ? Qual era la funzione di questi strani oggetti al limite fra l’arte e la scienza ? Come e perché, in un ambito dominato dagli uomini, Anna ha deciso di esercitare un mestiere così poco frequente per le donne della sua epoca ? Cominciamo dall’inizio.

 

Clemente Susini (1754 – 1814), Venere anatomica, 1782, Bologna, Museo della Specola Palazzo Poggi © DR

 

L’invenzione delle cere anatomiche e il laboratorio di Bologna

 

Il Settecento comincia con una scoperta formidabile : un abbate siciliano, Gaetano Giulio Zumbo (1656 – 1701), inventa la ceroplastica anatomica, cioè la possibilità di copiare in 3d in cera colorata le parti del corpo umano. Anche se possono sembrarci banali, i modelli anatomici in cera furono all’epoca un progresso tecnologico considerevole : permettevano di osservare e studiare il corpo umano senza utilizzare un cadavere vero. Infatti, a quei tempi, i cadaveri erano difficili da trovare, difficilissimi da conservare e potevano anche trasmettere malattie mortali come la setticemia e altre infezioni.

Verso il 1730, trent’anni circa dopo la morte dell’abate Gaetano Zumbo, un gruppo di anatomisti e artisti bolognesi, finanziati dal papa Benedetto XIV Lambertini, decise di utilizzare l’invenzione di Zumbo in modo sistematico. Questi artisti volevano accumulare una collezione esaustiva di tutte le parti del corpo umano riprodotte in cera, in modo da rendere superfluo il ricorso a cadaveri veri. Fra questi, ricordiamo Ercole Lelli (1702 – 1766), che diceva essere allievo di Zumbo, Giovanni Manzolini (1700 – 1755) e la sua sposa Anna Morandi (1714 – 1774).

Insieme riuscirono a realizzare la prima collezione di modelli anatomici della storia. Questi modelli si trovano ancora oggi al Museo della Specola di Palazzo Poggi, il museo delle Scienze di Bologna. L’impresa degli artisti bolognesi ebbe subito un notevole successo internazionale, al punto che tutte le corti e le università di medicina d’Europa vollero imitarli nei due secoli a venire.

 

Anna Morandi (1714 – 1774), Il senso del gusto, 1740, Bologna, Museo della Specola Palazzo Poggi © DR

 

La prima donna scultrice di modelli anatomici

 

Fra tutti i modelli anatomici di Bologna, quelli d’Anna, la prima artista in assoluto in questo campo, furono i più ammirati per la loro esattezza e raffinatezza. Anna Morandi veniva da una famiglia bolognese tradizionalista. Il suo destino avrebbe dovuto essere quello di tutte le donne della sua epoca e del suo rango : sposa fedele e madre devota. Eppure le cose non andarono proprio così.

Il suo amore d’infanzia e futuro marito, Giovanni Manzolini, si diplomò in anatomia all’Università di Bologna e divenne professore nella stessa disciplina. Poco a poco, fra una gravidanza e un’altra (avranno molti figli insieme), Anna comincia ad aiutare suo marito durante le dissezioni e la fabbrica di modelli anatomici. D’improvviso, intorno al 1755, la salute fisica e mentale di Giovanni precipita d’un colpo : cade in depressione e muore a causa della tubercolosi. Anna si ritrova in poco tempo vedova, sola e con molti figli da sfamare. Per sostentare la sua famiglia, decide di continuare l’attività del marito e chiede all’Accademia di Bologna di riprendere i corsi tenuti da Giovanni. Sorprendentemente, le viene data una possibilità, venendo assunta : Anna diventa così l’anatomista più importante di Bologna.

 

Un successo internazionale

 

In un discorso celebrativo pronunciato a Bologna nel 1777 per celebrare la collezione di cere d’Anna Morandi, il filosofo Luigi Graziani scrisse che i suoi modelli anatomici imitavano la natura rendendola eterna e allo stesso tempo comunicavano un « piacere incredibile allo spettatore », e che, grazie a lei, si poteva osservare « una forte crescita del numero degli studenti in medicina ». Anna fu purtroppo criticata da diversi suo colleghi, ma riuscì sempre a smentirli e persino a correggere gli errori dei suoi detrattori.

L’ammirazione dei visitatori del Grand Tour contribuì a legittimare il suo successo da un punto di vista internazionale. Nel 1769, Anna ebbe l’immenso onore di ricevere la visita dell’Imperatore d’Austria Giuseppe II. Quest’ultimo fu così impressionato dalle sue opere che volle fondare al suo ritorno a Vienna una collezione di cere anatomiche, l’Istituto Josephinum. Anna ebbe anche diversi inviti alla corte dell’Imperatrice Caterina II di Russia, ma scelse di non lasciare mai Bologna e la sua famiglia.

 

Anna Morandi (1714 – 1774), Le sens del tatto, 1740, Bologna, Museo della Specola Palazzo Poggi © DR

 

L’anatomia e le donne nel Settecento : un tabù

 

Il successo d’Anna è tanto più sorprendente se si considera che la pratica dell’anatomia era un mestiere duro e strettamente riservato agli uomini. Le donne non potevano neanche assistere alle dissezioni pubbliche durante le festività di Carnevale. L’unico modo in cui esse potevano praticare la medicina era in quanto levatrici. E neanche loro potevano ricevere una formazione sull’anatomia umana (una delle ragioni dell’altissima mortalità legata alle gravidanze a quei tempi) !

Eppure la maggior parte delle cere anatomiche rappresentavano donne. L’anatomia femminile suscitava molte discussioni nel Settecento. Essa era considerata come l’equivalente « degenerato » dell’anatomia maschile. Se il corpo dell’uomo era considerato come dinamico, muscoloso, attivo, il corpo femminile era descritto come molle, passivo, « linfatico », difettoso. Il solo scopo del corpo femminile era sedurre l’uomo e portare il nascituro. Si credeva infatti che l’anatomia femminile fosse intimamente legata al temperamento della donna : nervoso, appassionato, infantile, « isterico » (dal latino hystera, = utero), insomma, un « ventre ambulante ». Gli uomini, invece, erano descritti come volenterosi, vigorosi, ragionevoli.

Queste concezioni si riflettono nei modelli anatomici dell’epoca, in particolar modo nella serie delle « Veneri anatomiche » (vedi foto), raffiguranti una giovane donna bella, languida, distesa su cuscini di seta. La pelle delle « veneri anatomiche », contrariamente a quella dei modelli anatomici maschili, dove si possono osservare i muscoli e le ossa, non è mai completamente assente. Anzi, la pelle dei modelli anatomici femminili è perfetta, intatta, estetica, seducente. Tutti questi modelli hanno un tratto in comune : portano tutti un feto in grembo, emblema della sola funzione del corpo femminile : la riproduzione.

Ma ricordiamo che è proprio durante l’Illuminismo nel Settecento che per la prima volta l’accesso alle scienze naturali fu (in parte) esteso anche alle donne, grazie a delle pubblicazioni come « Il Newtonianismo per le signore », pubblicato nel 1739, nonostante sia stato subito messo all’indice dalla Chiesa.

 

Un Settecento fra ombre e luci

 

In conclusione, il destino straordinario d’Anna Morandi è significativo in quanto illustra le contraddizioni del Settecento, diviso fra oscurantismo e illuminismo. Queste contraddizioni sono evidenti persino nell’epitaffio funebre di Anna. Sulla sua tomba, è descritta come una « sposa e madre devota », poi, soltanto alla terza riga, alla fine dell’epitaffio, si legge : « Artista colta ricercatrice insegnante brillante ».

Per fortuna, oggi ci ricordiamo di lei soprattutto per questo.

Anna Morandi Manzolini in una stampa dell’Ottocento © Wikimedia Commons

Bibliografia

DACOME, Lucia. “Women, wax and anatomy in the ‘century of things”, dans Renaissance Studies, 21(4), (2007), 522–550.

FOCACCIA, Miriam, Anna Morandi Manzolini : una donna fra arte e scienza, Olschki, Firenze, 2008.

MESSBARGER, Rebecca, The Lady Anatomist. The life and work of Anna Morandi Manzolini, The University of Chicago Press, Chicago, 2010.

Lisetta Carmi, Donna illuminata

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“…fa la fotografa e lavora come fotografa libera. Il suo interesse va alla vita dell’uomo in tutte le sue espressioni. Crede nella fotografia come testimonianza e documento. Crede che il mezzo politico più efficace e rivoluzionario per cambiare il mondo è amare la...

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