“…fa la fotografa e lavora come fotografa libera. Il suo interesse va alla vita dell’uomo in tutte le sue espressioni. Crede nella fotografia come testimonianza e documento. Crede che il mezzo politico più efficace e rivoluzionario per cambiare il mondo è amare la vita e gli uomini.”

Lisetta Carmi, classe 1924, per circa vent’anni della sua lunga e intensa vita ha lavorato come fotografa. Ha fotografato per capire e per dar voce a chi non l’aveva. 

Dopo una brillante ascesa da pianista, un giorno del 1960 Lisetta decise di abbandonare la musica. Era stata messa in guardia dal suo maestro sul pericolo di farsi male, rischiare di rompersi le mani e interrompere la sua carriera, scendendo in piazza per sostenere i portuali nelle manifestazioni che in quel periodo animavano la città di Genova. Lei rispose che se le sue mani erano più importanti del resto dell’umanità, allora avrebbe smesso di suonare il pianoforte e così fece. 

Fu allora che iniziò la sua nuova vita da fotografa. I primi scatti risalgono a un viaggio in Puglia in compagnia dell’etnomusicologo Leo Levi. Con un Agfa Silette attraversò la terra pugliese raccontando con le sue foto i volti dei bambini, le strade strette e le case bianche. I suoi amici ne furono entusiasti, la paragonarono a Cartier-Bresson e lei piena di curiosità e ispirazione decise di dedicarsi a questo nuovo e straordinario strumento. Studiò da sola la tecnica fotografica su un testo di A. Feininger e il padre la sostenne regalandole una Leica M2 con tre obiettivi: un 35, 50 e 90 mm. Iniziò lavorando come fotografa di scena per il Teatro Duse di Genova: dal 1962 per tre anni  fotografò gli spettacoli di Quartucci, Trionfo, Scabia, Squarzina e le rappresentazioni di avanguardia del CUT (Centro Universitario Teatrale). In questi anni di intensa sperimentazione teatrale e musicale realizzò una serie di ritratti dedicati a personalità della musica e dello spettacolo come Carmelo Bene, Claudio Abbado, Judith Malina e il Living Theatre. Fotografò anche il vivace e impegnato ambiente artistico che ruotava intorno alla Galleria del Deposito a Boccadasse fondata da suo fratello Eugenio e un gruppo di amici. 

Nel 1963 Lisetta realizzò una vera e propria opera foto-grafica dedicata al Quaderno musicale di Annalibera di Luigi Dallapiccola. Intervenne manualmente sul negativo: sperimentò una tecnica che le permetteva di comunicare in opera grafica la musica, realizzò dei segni graffiando il negativo nero. Creò così un libro di formato orizzontale rilegato a mano da lei in poche versioni, ognuna diversa dall’altra. 

Da sempre vicina al mondo dei lavoratori, Carmi nel 1964 accettò la commissione della Società di Cultura di Genova che le chiese di realizzare un reportage sul porto, fulcro del lavoro e della ricchezza della città. L’obiettivo era quello di denunciare le difficili condizioni di lavoro dei “camalli” gli operai portuali. Fingendosi parente di uno di loro riuscì a entrare negli ambienti operai e realizzò un servizio fotografico intenso e duro che divenne poi una mostra itinerante di grande interesse. La sua attenzione per il mondo dei lavoratori emerge anche da altri scatti, come quelli realizzati nel 1962 presso l’Italsider, dove suo fratello Eugenio era consulente artistico. Lisetta organizzava mensilmente ascolti di musica classica per gli operai, li commentava e infine regalava un disco sorteggiando il vincitore. Con l’occasione scattò alcune foto nei cantieri e all’interno delle acciaierie. 

Porto
© Lisetta Carmi. Courtesy Martini & Ronchetti

Quando nel 1965 si recò a Parigi, Lisetta con la sua macchina fotografica ignorò la consueta apparenza della capitale per concentrarsi sul flusso vitale che scorreva nella sua metropolitana, in vari momenti della giornata. Metropolitain è un vero e proprio libro d’artista, ne esiste un’unica copia realizzata con le fotografie originali che si alternano a ritagli della raccolta Instantanés di Alain Robbe-Grillet. Il volume è raccolto in una custodia di cartone ricoperta da immagini delle tipiche piastrelle della metropolitana parigina. Quest’opera le valse il secondo premio Centro per la Cultura nella fotografia a Fermo nel 1966.

Il Comune di Genova invece, commissionò a Lisetta un servizio sul parto all’ospedale di Galliera. Il 19 ottobre 1965 scattò una sequenza di immagini che documentavano le fasi del parto di una giovane donna. La vita, nella sua più naturale bellezza, è venuta al mondo emozionando in quelle immagini dirette, frontali, senza retorica. 

Parto
© Lisetta Carmi. Courtesy Martini & Ronchetti 

Un altro ritratto della sua città natale emerge dal lavoro svolto nell’ottocentesco cimitero monumentale di Staglieno a partire dal 1966. Chiamò il progetto fotografico Erotismo e autoritarismo a Staglieno: dagli scatti emerge una ricerca antropologica sulla borghesia genovese, ricca e conformista. I monumenti funebri celebravano la ricchezza materiale degli uomini e la devozione delle donne con velati riferimenti erotici, proprio questo stereotipo femminile di sottomissione e dipendenza era quello che Lisetta voleva criticare. 

Di straordinaria intensità sono le foto scattate al poeta Ezra Pound a Sant’Ambrogio a Zogli nel 1966, con cui Lisetta vinse il prestigioso Premio Niépce per l’Italia. Umberto Eco era membro della giuria e di queste fotografie disse: “le immagini di Pound scattate da Lisetta dicono di più di quanto si sia mai scritto su di lui, la sua complessità e natura straordinaria”. Erano dodici fotografie selezionate da ventiquattro scatti realizzati in pochissimo tempo: l’incontro con il grande poeta era stato brevissimo, appena uscito sulla soglia della casa era rientrato poco dopo nel buio, come un fantasma, in quell’instante Lisetta ne colse tutta la sua disperazione di uomo anziano e malato. 

Le fotografie che hanno reso celebre il lavoro di Lisetta Carmi sono senz’altro le meravigliose immagini raccolte negli anni trascorsi con la comunità di travestiti dell’antico ghetto ebraico di Genova. Lo stesso quartiere e gli stessi travestiti di cui il cantautore Fabrizio De André ha raccontato nelle sue eterne canzoni. Il lavoro di Lisetta iniziò la notte di San Silvestro del 1965, quando con un amico festeggiò l’inizio del nuovo anno in via del Campo, lì c’erano le vecchie case affittate per la prostituzione. A partire da quella sera, in cui scattò diverse foto che donò ai suoi nuovi amici, nei successivi cinque anni condivise tutti i momenti della loro quotidianità, presa unicamente dalla voglia di conoscerli e aiutarli. Quegli anni trascorsi con i travestiti genovesi furono anche un’occasione per risolvere un problema d’identificazione che tormentava Lisetta, lei che sin da bambina ribelle a sei anni disse  che non si sarebbe mai sposata, perché padroni non ne voleva. Quell’esperienza con i travestiti le permise di capire  che “non esistono gli uomini e le donne, esistono gli esseri umani” e tutti noi abbiamo la libertà di determinare la nostra identità scevra dal ruolo che la società impone all’uomo e alla donna. La raccolta di tutti i ritratti realizzati ai travestiti fu pubblicata solo nel 1972 da Sergio Donnabella, con testi di Lisetta Carmi e dello psicanalista Elvio Fachinelli. Il libro, intitolatoI Travestiti, ebbe vita difficile, considerato spesso sconcio, non fu esposto in molte librerie e rimase invenduto per lungo tempo. Ci furono personaggi del calibro di Dacia Maraini e Alberto Moravia a sostenerlo e Barbara Alberti a preservarlo. Oggi è un volume raro e pregiato, finalmente riconosciuto come uno dei libri fotografici italiani più importanti di sempre.

Travestiti
© Lisetta Carmi. Courtesy Martini & Ronchetti 

Nel 1977 un altro splendido volume prese vita, si trattava di Acque di Sicilia, un libro di ricerca sui percorsi d’acqua dell’isola, accompagnato dai testi di Leonardo Sciascia. Lisetta più che sul paesaggio ancora una volta si concentrò sull’umanità di quei luoghi: ha raccontato gli abitanti nella loro quotidianità, le vite degli uomini e delle donne, il tutto immerso in quell’atmosfera sospesa dalla luce accecante del sud. 

Negli anni Lisetta Carmi ha viaggiato e fotografato tanto, prima di stabilisti a Cisternino (Puglia) dove ha fondato l’Ashram di Babaji; ha visitato l’India, Israele, Pakistan, Nepal, Afghanistan, Venezuela, Colombia, Messico, documentando le contraddizioni della società, ma soprattutto la bellezza e la forza vitale di chi è sfruttato dalla classe dominante, la stessa incapace di comprendere tale poesia. 

Sempre guidata dalla ricerca della verità e dall’amore per gli esseri umani, Carmi ha fotografato con libertà senza aderire a un genere o a uno stile preciso. Il suo tratto inconfondibile è sicuramente l’utilizzo di un linguaggio lucido ed empatico, ma mai pietistico. I suoi sono sempre progetti ben definiti, racconti precisi e sinceri che hanno raccolto la meraviglia dell’umanità, dando voce a tutti coloro che subiscono le ingiustizie di questo mondo. 

Venezuela
© Lisetta Carmi. Courtesy Martini & Ronchetti
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