Sorprendentemente, la mostra monografica su Mary Cassatt, che il Museo Jacquemart-André ha presentato fino al 23 luglio, è stata la prima che un’istituzione francese dedicasse a questa pittrice americana, una delle uniche donne del gruppo degl’impressionisti, oltre che una delle sole straniere. La sua fama, certamente inferiore a quella di Monet, Renoir, Degas o anche di Sisley, non è più da costruire. I suoi quadri sono venduti a prezzi elevati (un suo dipinto è stato venduto per quattro milioni e mezzo di dollari da Sotheby’s pochi mesi fa), tutti i più grandi musei possiedono le sue opere e le esibiscono insieme a altri maestri dell’avanguardia più celebre del XIX° secolo. Il nuovo interesse per la storia delle donne artiste in Europa, che da diversi anni ha avuto l’effetto di aumentare il numero di mostre, studi e libri sulle dirette interessate, non ha mancato di prendere in conto anche lei : molte pubblicazioni e anche mostre sono state fatte su Cassatt, tutte però organizzate attraverso l’Atlantico, dove lei è “the american impressionnist “, un orgoglio pittorico nazionale. Allora perché questa lunga attesa dalla nostra parte dell’Atlantico, in Francia, il paese in cui ha studiato, dipinto e vissuto per sessant’anni – ovvero per tutta la sua carriera di artista?

 

Mary Cassatt, Autoritratto, 1878, New York Metropolitan Museum.

La prima risposta che viene in mente è, naturalmente, quella relativa al suo sesso. Interesse minore perché pittrice donna. Ma Berthe Morisot, l’altra grande donna dell’impressionismo, ha beneficiato di una vasta monografia dal 1961, a Parigi, poi di una mostra a Lille nel 2001, seguita da una retrospettiva organizzata nel 2006 a Lodève e di un’altra, oramai sei anni fa a Parigi, al museo Marmottan. Il fatto che Mary Cassatt non sia francese, che il suo soggetto preferito non sia né il paesaggio né il ritratto classico, ma piuttosto le scene d’intimità materna, della madre o infermiera con il bambino, scene che ha riprodotto per la maggior parte della sua vita, sono ragioni sicuramente più convincenti per giustificare questa mancanza d’interesse. Tra le varie ragioni c’entra anche il fatto che fosse stilisticamente più vicina a Degas e agli “Indipendenti” come i Raffaelli o Forain che ai veri impressionisti dai tocchi sciolti e dai soggetti istintivi. Infine, come Gustave Caillebotte, uomo facoltoso che dipingeva più per piacere che per necessità, anche lei, dopo la sua morte, fu percepita dal pubblico come una sorta di amatrice, come membro un po’ a parte del gruppo impressionista, che dipingeva più per piacere che per necessità. Ecco quindi le ragioni dell’ignoranza intorno a quest’artista maggiore del XIX° secolo francese.

 

Anche se nata in una famiglia benestante in Pennsylvania nel 1844, Cassatt era tutto tranne che una dilettante, a differenza della maggior di quei ricchi americani che, nauseati dagli affari, erano venuti nella Francia di fine XIX° secolo per tentare l’avventura di una vita artistica e bohemien. Pochi sanno che, ben prima di mostrare i suoi dipinti accanto a quelli degli impressionisti, dal 1879, Mary Cassatt ha esposto al Salone ufficiale. Come pochi sanno che a Parigi ha studiato nello studio di Leon-Jean Gérôme, il papa di questo tipo di pittura accademica cui si affibbiò con sdegno il nomignolo di “pompier”. Questa formazione classica – simile a quella di Caillebotte che frequentò la Scuola di Belle Arti e fu allievo di Leon Bonnat – si riflette nella sua pratica pittorica. La pittura di Cassatt è fatta di figure e non di paesaggio. Là dove Monet e gli altri piantano i loro cavalletti in mezzo alla natura, là dove Degas analizza la vita urbana, lei s’interessa principalmente al ritratto.

 

Ma ciò che rende Mary Cassatt del tutto unica – specialmente ai nostri occhi di contemporanei per i quali la storia delle donne e delle privazioni che hanno dovuto subire e superare nel corso dei secoli è una questione di primaria importanza – è che nell’universo della figura umana, coltivava una predilezione quasi esclusiva per il proprio sesso : una pittrice che dipingeva quasi solo donne – e bambini che, poiché ancora istruiti e curati unicamente delle donne, figuravano sempre con loro, quasi fossero una loro estensione, un vero corollario di questo soggetto.

Mary Cassatt, Dans la loge, 1878, Boston, Museum of Fine Arts.

È stato il suo amico Edgar Degas, grande misogino ma osservatore eccezionale della donna moderna (si pensi ai suoi dipinti e pastelli di ballerine, rondelle, cantanti e altre prostitute di Parigi della Belle Epoque), ad averla presentata agli Impressionisti nel 1879, facendola partecipare alla quarta esposizione ufficiale del gruppo. Cassatt espose accanto a questa cerchia che riuniva paesaggisti e pittori della vita parigina in quattro occasioni, fino all’ottava e ultima mostra nel 1886. Della novità impressionista Cassatt adottò il tocco slegato, le grandi pennellate cariche di materia e ben visibili che riempiono la tela di striature, e soprattutto i fondi da cui spiccano i suoi personaggi. Ma è chiaro che questa non è “l’impressione”, il sentimento soggettivo di fronte a un motivo che l’artista cerca di fissare nelle sue opere. L’aggettivo di “impressionista” le è attribuito ancora oggi perché, come Pissarro o Monet, ha rifiutato il dipinto ufficiale e, come loro, ha sondato nuove strade. Quest’aggettivo rimane attaccato ai suoi quadri come a quelli di Degas, perché entrambi hanno esposto accanto agli impressionisti. Tuttavia, essa stessa, per definirsi, usava il termine – ben che stilisticamente molto vago – di “indipendente” e non quello d’impressionista.

 

Cassatt è una pittrice psicologica, che sonda la figura umana per catturarne il carattere, la personalità. Tale padronanza è raggiunta in studio, di fronte al modello, studiandolo a fondo, usando un metodo e una tecnica classica – ma con un occhio nuovo, sconfiggendo le teorie accademiche. La sua modernità sta nella scelta di soggetti banali, donne e bambini non idealizzati in alcun modo – d’altronde spesso è stata accusata di aver dipinto delle donne brutte – colti nel vivo, senza enfasi e senza sentimentalismo, senza pretesto storico, religioso e nemmeno finanziario. Non è una ritrattista di grandi donne della società, come, allo stesso tempo, Tissot, Stevens, Bonnat o la sua connazionale Sargent. Non è una pittrice della donna messa sulla scena; anche se la sua tecnica è ammirevole, i suoi soggetti non sono né il taffetà, né le cascate di perle, né le sete e i broccati degli abiti da cerimonia, non è l’esterno né la posizione sociale : i suoi soggetti sono l’interno, sono la verità emotiva.

 

Tuttavia non cadiamo in errore e non facciamo di lei una pittrice classica. La copia più audace della sua pratica pittorica era nella primissima sala della mostra parigina: si tratta de La petite fille au fauteuil bleu, dipinta intorno al 1877-1878. La bambina, immaginata in una posa anti-mondana, ovvero quella di un bambino annoiato nella solitudine di un pomeriggio a casa, si perde nel ruggito azzurro delle grandi e soffici poltrone, troppo grandi per lei e il suo cagnolino. Questi, come due comparse, appaiono artificialmente schiacciati su un fondo mobile e vibrante. Sono il colore elettrico e il tocco usato per ritrarre quest’ambiente domestico a rendere audace la tela, alla cui esecuzione partecipò Degas. I motivi floreali, sono resi con delle tracce grossolane di colore, mescolate in un garbuglio di pennellate che unite, costituiscono le poltrone. La ragazza è vista in piena luce, senza mezzi toni, un processo che, fedele alla maniera impressionista, al contrario di quel che si potrebbe pensare, la mette particolarmente in valore.

 

Mary Cassatt, Petite fille dans un fauteuil bleu, 1878, National Gallery of Art, Washington.

 

Nei suoi ritratti più tradizionali e nelle sue scene d’intimità materna, Cassatt cerca la verità di un volto o di una postura nella sua attualità, servita da un pennello che riesce a combinare da una parte la perfezione classica nata da una padronanza della tecnica per cui l’anatomia non ha più segreti, e dall’altra il tocco, a volte fluido a volte ruvido, tipico dei pittori moderni. Questi tocchi moderni, proprio come dei veri incidenti controllati, sanno rendere sulla tela dei tratti che, impercettibili, proprio loro fanno accadere un’espressione, uno sguardo, una stoffa, proprio loro riescono ad animare, a dare vita. In molti dipinti, si ha l’impressione che i personaggi siano catturati solo per una frazione di secondo, come in un fermo immagine, a loro insaputa prima che cambino la loro posizione, o che continuino la loro attività, senza preoccuparsi dello sguardo del pittore, immortalati subito prima di lasciare la cornice del dipinto, proprio come la famosa statua della Petite danseuse de quatorze ans di Degas dava l’impressione che stesse per rompere la posa e lasciare il suo piedistallo per continuare l’estenuante esercizio fisico che caratterizza il suo quotidiano.

 

La vita moderna che Cassatt osserva è originale perché non è veramente di attualità – attualità intesa nella definizione baudelairiana del concetto di modernità, ripresa dalla pittura d’avanguardia della seconda metà del XIX° secolo.  La vita moderna non fa parte del suo repertorio : i suoi personaggi sono per lo più rappresentati su uno sfondo neutro o in giardini chiusi, interni accoglienti, mai nello spazio pubblico. Lei è senza tempo: con la sua arte, descrive l’intimità e i legami dell’affetto materno, un tema che risale alle Madonne dei primitivi italiani del primo medioevo e delle sculture in avorio francese del XIII secolo. Consideriamo, per esempio, il dipinto intitolato Le miroir ovale, dipinto nel 1899 : il bambino biondo con le guance rosa non può non far pensare ai bambinetti fiamminghi delle formidabili Madonne di Rubens e Van Dyck. È nudo, come lo è sempre il bambino Gesù nei dipinti antichi. Si erge in piedi in un contrapposto che ricorda la statuaria classica che gli conferisce una certa dignità. Cassatt conosceva i suoi classici. Ma qui lei riattualizza quella vecchia tradizione dell’arte occidentale della Madonna con il Bambino, svuotandola del suo contenuto religioso, per concentrarsi invece su quei legami affettuosi e astratti che uniscono una madre a suo figlio :  la madre guarda con amore la sua progenie mentre il bambino rivolge pensoso il suo sguardo un po’ malinconico fuori dal quadro – senza guardare lo spettatore. Lo specchio della psiche, che compone l’unico decoro della scena, rende possibile trasporla decontestualizzata, nell’anno 1899.

 

Mary Cassatt, Femme et enfant (le miroir ovale), 1899, New York Metropolitan Museum of Art.

Pittorice di donne, la pratica di Cassatt riflette un femminismo che sembra, oggi, perfettamente anacronistico. Nei suoi dipinti e pastelli, celebra quello che oggi si chiamerebbe il ruolo tradizionale della donna nella società patriarcale : quello di madre. Le donne di Cassatt non sono delle lavoratrici, né delle donne che evolvono nella società. Grande borghese, Cassatt rappresenta la sua classe agiata che evolve nei suoi spazi protetti – unica eccezione la tela chiamata Dans la loge, del 1878. Le sue donne sono esclusivamente delle casalinghe, che si occupano unicamente della loro progenie. A sua discolpa, la sua condizione di donna non gli permetteva certamente di frequentare la vita parigina dei caffè-concerto molto popolari, delle goguettes o ancora delle case-chiuse, come per esempio faceva il suo amico Degas. Bisogna considerare la questione da un altro angolo : nella concezione del femminismo embrionale che nasce nel XIX° secolo – più nei paesi Anglosassoni che in Francia, le donne proclamavano la loro indipendenza non imitando gli uomini ma, piuttosto, mettendo in avanti la loro differenza da questi.  Cassatt appartiene a questa concezione del femminismo, detta essenzialista : gli uomini e le donne hanno, a causa del loro sesso, de caratteri e delle attitudini differenti e per affermarsi in quanto tali, le donne devono di conseguenza non imitare gli uomini ma coltivare dei domini di espressione diversi.

 

Nel 1892, a proposito dell’affresco femminile che ha dipinto per il Paviglione della Donna all’Esposizione universale di Chicago, l’artista dichiara : “Non c’è alcun dubbio che gli uomini sono dipinti in tutto il loro vigore nei muri degli altri padiglioni : a noi la dolcezza dell’infanzia, e il fascino della femminilità. Se non ho trasmesso un po’ di questo charme, in una parola, se non sono riuscita a essere in alcun modo femminile, allora ho fallito”. In quest’opera, oggi perduta, non appare nemmeno un uomo, ma solo donne. Un amico americano le domandò un po’ offeso se veramente avesse voluto rappresentare la donna senza alcun riferimento alla sua relazione naturale con l’uomo. A questa domanda Cassatt rispose : “Si. È esattamente così”.

 

Mary Cassatt, La Toilette de l’enfant, 1894, Chicago Art Institute.

Al contrario di quello che si potrebbe pensare, quando l’artista era ancora in vita, la critica – esclusivamente maschile – era unanime : si lodava la sensibilità e l’acutezza del suo sguardo. Per Joris-Karl Huysmans, misogino spaventoso e indiscusso maestro dell’ekphrasis, Cassatt nelle sue tele e nei suoi pastelli, era riuscita a trascrivere come nessun altro la tenerezza, l’intimità, la delicatezza dei legami affettivi. La critica di Huysmans era in accordo con quelle degli altri, di un determinismo derviante da un sessismo dei più naturali : in sostanza, si affermava che Cassatt sapeva dipingere così bene la madre e suo figlio perché era lei stessa una donna. Tuttavia, lei stessa non fu mai una madre. Huysmans diceva : “Lei emana, a Parigi, quello che nessuno dei nostri pittori saprebbe esprimere, la gioiosa quiete, la bonarietà tranquilla di un interno”. E continuava : “Del resto, è bene ripeterlo, la donna solamente è adatta a dipingere l’infanzia. Là ci sta un sentimento particolare che un uomo non saprebbe rendere”.

 

Ma accanto ai suoi ritratti, di cui certi, purtroppo, non riescono sempre a non cadere in una leziosità eccessiva, Mary Cassatt coltivò un dominio di espressione ancora più personale. Forse più che con la pittura, è grazie all’incisione che l’artista mostrò l’estensione del suo grande talento. Acquatinta, vernice molle, pointe sèche : in questo campo, fu innovativa tanto nella tecnica che nelle sua capacità ammirevole di adattare l’arte giapponese dello ukiyo, agli stessi soggetti che trattò nei suoi quadri durante la tutta sua vita. Da un’incisione all’altra, possiamo ammirare la scienza dei pieni e dei vuoti, la virtuosità dei tratti di contorno che con un unico tocco tracciano un profilo, prima allargandosi poi assottigliarsi per poi riallargarsi di nuovo, oppure le macchie galleggianti d’inchiostro che vaporose creano quell’atmosfera soffusa che si respirava nella loggia del teatro parigino.

Dal 1890, Cassatt pratica l’incisione a colori, con dei risultati pieni di acutezza e, possiamo dirlo, di modernità. La Femme au bain è forse una delle più belle incisioni del XIX° secolo : priva del voyerismo di Degas con le sue bagnanti, una giapponese europea o un’europea dai tratti orientali, con una nudità nascosta ma senza falso pudore, appare di schiena, affaccendata a lavarsi, immersa in un’atmosfera silenziosa, delicata. Le linee nere sono frammentate da un tratto netto e sottile, e hanno, in alcune parti, una vita indipendente dal colore che rinchiudono e creando, sottolineandola, la forma ; il fondo blu trema e ribolle leggermente, le righe dell’abito scendono con leggerezza, il loro colorito soave sbava, fuoriesce un po’ mentre il suolo si dissolve in un tappeto floreale che sembra quasi lievitare.

Mary Cassatt, Femme à la toilette, 1891, pointe sèche e acquatinta, Chicago Terra Museum of American Art.

Donna, straniera, proveniente dall’alta borghesia dove le signore non lavoravano, Cassatt ha saputo imporsi nella scena artistica parigina della fine del XIX° secolo e distanziarsi, grazie ai suoi soggetti originali, dalla grande sfilza di paesaggisti impressionisti. Militante per i diritti delle donne, mai sposata, incarnò, attraverso la sua carriera d’artista piena di successo, la New Woman indipendente e libera della fine del XIX° secolo. Sappiamo di meno che lei fu all’origine della passione americana per l’impressionismo : i suoi amici facoltosi che ospitava a Parigi, collezionarono avidamente le tele degli artisti che lei frequentava. È il caso, in particolare, di Louisine Havemayer, suffragetta, sposata a un ricchissimo industriale e amica stretta di Cassatt, che creò, seguendo i consigli, dell’artista una delle prime grandi collezioni di pittura impressionista d’oltreoceano, donata poi al Metropolitan Museum of Arts. I musei americani devono molto a Mary Cassatt : è grazie a lei se certe delle più belle tele di Manet, Degas, Monet, Renoir e Cézanne si trovano oggi negli Stati Uniti. Tele esposte accanto alle sue.

Lisetta Carmi, Donna illuminata

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“…fa la fotografa e lavora come fotografa libera. Il suo interesse va alla vita dell’uomo in tutte le sue espressioni. Crede nella fotografia come testimonianza e documento. Crede che il mezzo politico più efficace e rivoluzionario per cambiare il mondo è amare la...

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