Fare il ritratto di Nélie Jacquemart in tutti i suoi dettagli è una missione particolarmente difficile tanto il suo percorso di vita è stato eccezionale. Personaggio chiave del collezionismo del XIX° secolo, con suo marito costruirà una delle più belle collezioni d’arte Italiana in Francia.

Nélie Jacquemart, Autoritratto, 1800, Museo Jacquemart-André, Paris.

L’educazione artistica

Nélie-Barbe-Hyacinthe Jacquemart nasce il 25 luglio del 1841, in via dell’Échiquier a Parigi. Sua madre, Marie-Hyacinthe-Augustine Rivoiret, è originaria di Vic-sur-Seille, in Moselle e suo padre, Joseph-Adolphe Jacquemart, viene da Saint-Dizier nell’Haute-Marne. Non disponiamo a oggi alcuna informazione precisa sulle loro professioni rispettive, ma ci sono i presupposti per credere che furono molto presto a servizio del barone Alphée Bourdon de Vatry, deputato della Meurthe e proprietario, tra l’altro, dell’abbazia reale di Chaalis, dominio che giocherà un ruolo importante nella vita di Nélie. La sua famiglia vi si installerà probabilmente su richiesta del barone.

Molto presto, il carattere vivace e curioso della giovane Nélie attira l’attenzione di Madame de Vatry, che le aprirà le porte della buona società, di cui essa stessa fa parte. Chaalis è all’epoca un appuntamento noto per la caccia, dove si ritrovano regolarmente gli aristocratici orleanisti. Diventata la sua protettrice, Madame de Vatry si assicurerà che Nélie riceva la migliore educazione artistica, e le darà i mezzi di farsi un posto nel mondo, a lei che non ha né un nome né una fortuna. E quindi probabilmente grazie a quest’ultima se la giovanissima Nélie entra quindi in apprendistato nell’ « atelier delle donne » di Léon Cogniet, professore alla Scuola di Belle Arti di Parigi. Poiché fino al 1897, l’accesso alle Belle-Arti era proibito alle donne, Cogniet aveva creato un atelier privato dove andava una o due volte alla settimana. Qui, le allieve copiavano soprattutto pitture e calchi antichi. Cogniet sembra apprezzare Nélie al punto che nel febbraio del 1958, a solamente sedici anni firma due litografie, pubblicate nel periodico l’Illustration. Cinque anni più tardi, nel 1862, a solamente ventidue anni, Nélie Jacquemart espone per la prima volta al Salone, dove presenta tre quadri. Nel corso di questi primi anni parigini, Nélie risiede al 18, rue Chabrol, nel 10° arrondissement di Parigi, dove già risiedono artisti rinomati. Per rispondere ai suoi bisogni, insegna disegno alla scuola della Ville de Paris. In seguito, s’installa al 19, rue de Laval (attuale avenue Victor-Massé), quartiere abitato da artisti come i pittori Paul Delaroche e Alfred Stevens, il capo d’orchestra Charles Lamoureux o ancora lo scrittore Alexandre Dumas figlio.

Nélie conoscerà il successo come ritrattista. La grande borghesia e l’aristocrazia amano allora farsi rappresentare in pittura. Nel 1869, Victor Duruy, ministro dell’Istruzione pubblica, la sollecita ; più tardi, Adolphe Thiers, presidente della Repubblica, le chiede a sua volta di fargli un ritratto. Coloro che passano nel suo atelier appartengono all’élite, che siano uomini politici, industriali, finanzieri, giudici o ecclesiastici. Nonostante la sua condizione di donna che dovrebbe relegarla alle produzioni di genere minore, Nélie riesce ad affermarsi allo stesso livello di suoi colleghi uomini, come una delle migliori ritrattiste del suo tempo, grazie alla sua pittura energica e sicura. Ciò facendo, raggiunge il suo primo obiettivo : imporsi nel mondo artistico e culturale dell’epoca come donna pittrice.

Nélie Jacquemart, Edouard André, 1872, Museo Jacquemart-André, Paris.

Dalla carriera di pittrice a quella di collezionista

Forte della sua reputazione di ritrattista, nel 1872, Nélie incontra Édouard André, l’uomo che cambierà per sempre il suo destino. Riceve questo cliente nel suo nuovo atelier al 24, rue du Mont Thabor. E Senza dubbio per mediazione di Maurice Cottier, di cui Nélie aveva già fatto il ritratto, che Édouard André le chiede di eseguire il suo. E una scelta sorprendente. Édouard André, che appartiene a una delle più ricche famiglie di banchieri di Francia, è in effetti uno dei più importanti amatori d’arte del suo tempo, proprietario della Gazette des Beaux-Arts e presidente dell’Unione Centrale delle Belle Arti.

Perché allora, vista la sua posizione, fare appello a questa « ritrattista » mondana piuttosto che rivolgersi a un artista affermato come Léon Bonnat o il notissimo Franz-Xaver Wintherhalter ? Senza dubbio si è affidato al gusto certo di Maurice Cottier, suo parente e mentore in arte. Dandy e amatore d’arte, Édouard André deve certamente affascinare la giovane artista. Nélie Jacquemart avrà forse insistito con Maurice Cottier per essere presentata a Édouard ? In realtà, le ricerche recenti dimostrano che i due si erano conosciuti ben prima, da quando lei era giovanissima, avendolo forse incontrato durante uno dei ricevimenti organizzati da Madame de Vatry.

 

Il ritratto di Édouard André di Nélie è alla fine esposto al salone del 1974, accanto a quello fatto a M. e Mme Robert de Wandel, eminenti rappresentati dell’alta finanza e della siderurgia francese, suscitando una volta di più l’approvazione della critica. Questo primo incontro tra Nélie e Édouard non doveva avere seguito… Tuttavia, il 30 giugno 1881, il loro matrimonio è celebrato al comune dell’8° arrondissement di Parigi ! All’epoca la Parigi bene aveva molto spettegolato su quest’unione, poiché era oramai noto a tutti che Édouard André, come molti uomini del suo tempo, soffriva da qualche anno di sifilide. Ma a chi importa dei pettegolezzi, come lo scriverà Nélie stessa dopo la morte di suo marito nel 1894 « […] Lo amavo, ecco cosa mi convinse, nonostante lui fosse molto malato, a unirmi a lui […] ».

Una volta sposata, Nélie rinuncia alla pittura. In effetti è riuscita nel suo secondo obiettivo e vuole dedicarcisi interamente : far parte di questa grande borghesia, sfiorata fin dall’infanzia, che di certo non vedrebbe di buon occhio il suo conservare lo statuto di artista. Da quel momento in poi si consacra, con suo marito, all’arredamento e alla decorazione del nuovo palazzo sul boulevard Haussmann, edificato dall’architetto Henri Parent, dove Édouard ha già riunito un numero considerabile di opere d’arte. Lei gioca poco a poco un ruolo determinante nell’organizzazione della collezione francese nei saloni del piano terra : pitture, sculture e oggetti d’arti invadono le sale di rappresentanza del palazzo, dal pavimento al soffitto. Poco a poco, affina il suo gusto e guida suo marito verso scelte sempre più ragionate.

Comincia quindi a svilupparsi un programma di acquisto sempre più elaborato. La sua passione per l’arte del Rinascimento, che lei ha scoperto durante un viaggio in Italia in gioventù, ha la meglio sul gusto del marito per le produzioni francesi.

 

Alla ricerca di opere d’arte Italiane

Contrariamente all’uso della maggior parte dei collezionisti dell’epoca e alle abitudini di Édouard André, Nélie riesce a convincere suo marito a non acquistare più nelle vendite pubbliche ma direttamente ai mercanti d’arte. Così, dal 1881, cominciano i loro viaggi in Italia, fermandosi nelle città maggiori per l’arte della penisola, Firenze, Venezia e Roma, alla ricerca di opere d’arte d’eccezione. Durante questi viaggi, incontrano i più grandi antiquari italiani, Bardini, Volpi, Simonetti, Guggenheim etc. che diventano i loro principali interlocutori. Cosi prende forma il loro progetto comune, creare nel loro palazzo un « Museo italiano » dove dare uguale importanza alle pitture, alle sculture ma anche alle arti decorative. Édouard André muore nel 1894, quando l’allestimento del museo ancora non era terminato. Tuttavia Nélie, volendo onorare la memoria di suo marito, non si scoraggia e continua la sua politica di acquisti fino alla sua morte nel 1912. 

 

Una collezionista affermata d’arte italiana

Durante i loro dodici anni di acquisti comuni, gli sposi André sono riusciti a costituire una delle più belle collezioni di arte italiana in Francia. Si sono rivelati essere al contempo dei fini conoscitori e degl’abili negoziatori, cosa che Nélie continuerà a fare fino alla sua morte, mostrando il suo forte carattere. Tra il 1894 e il 1898, finisce l’organizzazione di questa collezione, la cui parte più importante è costituita da sculture del Rinascimento, marmi e bronzi di Donatello per citarne uno, di pitture dei più grandi maestri come Botticelli, Perugino, Bellini, Mantegna etc., di affreschi di Tiepolo oltre che di prestigiosi oggetti d’arte provenienti da tutta l’Italia. La sua ambizione non si fermerà qui.

Avendo terminato l’allestimento, viaggia sempre di più nel mondo (Egitto, Sri Lanka, India, Birmania). Nel corso di uno di questi viaggi, nel 1902, viene a conoscenza della vendita del dominio di Chaalis e decide subito di acquistarlo. Questo è per lei un’altra sua rivincita sulla vita consolidando ancora di più il suo status sociale ! Grazie a questo acquisto diventa così, al pari di Madame e Vatry, la cappellana di questo vasto dominio che ha conosciuto quando era piccola e da adolescente. Questo luogo, frequentato dal tempo della sua protettrice, dai più grandi nomi dell’aristocrazia francese come il duca d’Aumale e altri membri della famiglia d’Orleans, le appartiene oramai. Che cammino che ha fatto !

Comincia subito ad ammobiliare e decorare qui palazzi dell’antica abbazia di Chaalis secondo gli stessi principi del suo palazzo parigino. Durante ognuno dei suoi viaggi, acquistava un’enorme quantità di oggetti. Certi storici dell’arte definirono successivamente questo comportamento come una vera e propria « bulimia di acquisti ».

Nel 1912, al ritorno da un ennesimo viaggio in Italia durante il quale ha ancora acquistato una grande quantità di opere e di oggetti, contenuti in una cinquantina di casse, muore brutalmente, era il 15 maggio. Come da suo desiderio, espresso ancora quando suo marito era in vita, lei lasciò le sue fortune e le sue collezioni, frutto di una vita intera da fine collezionista, all’Istituto di Francia, con l’incarico di trasformare il suo palazzo di Parigi e l’abbazia di Chaalis in veri musei che porteranno per prima cosa il suo cognome e poi quello di suo marito. Ed è così che nasce, nel 1913, il museo « Jacquemart-André » !

Lisetta Carmi, Donna illuminata

Lisetta Carmi, Donna illuminata

“…fa la fotografa e lavora come fotografa libera. Il suo interesse va alla vita dell’uomo in tutte le sue espressioni. Crede nella fotografia come testimonianza e documento. Crede che il mezzo politico più efficace e rivoluzionario per cambiare il mondo è amare la...

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